Corte dei Conti che ballano: recuperate solo le briciole

Esiste un tesoretto che potrebbe alleviare le sofferenze finanziarie delle pubbliche amministrazioni ma che rimane in parte inaccessibile perché mancano gli strumenti che ne consentirebbero il recupero. Si tratta del danno erariale accertato dalle sentenze definitive della Corte dei Conti.

Nel quinquennio 2012-2016 le sezioni dell’organo della magistratura contabile hanno pronunciato sentenze di condanna definitiva per 755 milioni di euro. Purtroppo nelle casse dello Stato è finito solo il 29% di questa somma: 220 milioni. I pubblici amministratori, responsabili con la loro condotta illegittima, di queste perdite se la cavano restituendo allo Stato poco meno di un terzo del danno cagionato e rimangono al loro posto, perché la sanzione contabile non produce effetti legali sulla loro carica.

Con la riforma del Codice della giustizia contabile (dlgs 174/2016), in vigore dal 7 ottobre 2016, il tasso di esecuzione delle sentenze di condanna emesse dalla Corte dei Conti per danno erariale, in termini di crediti recuperati, è sceso dal 33 al 29%. Le armi dei magistrati contabili risultano persino più spuntate di prima perché, come ha sottolineato il viceprocuratore generale Antonio Buccarelli nella sua relazione per l’anno 2017, il nuovo codice non attribuisce al pubblico ministero contabile (come invece era previsto dalla legge delega nell’articolo 20, comma 2, lettera O) la titolarità di agire in prima persona per il recupero dei crediti derivanti dalla sentenza di condanna, di fronte al giudice civile dell’esecuzione.

Tra le critiche che i magistrati contabili hanno riservato alla riforma del processo contabile si registra il lapidario giudizio del presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Puglia, Mauro Orefice: “Non può non destare perplessità la nuova disciplina del c.d. “condono erariale”, esteso, differentemente che in passato, ad entrambi i gradi del giudizio di responsabilità (…). Non può non destare meraviglia che, al fine di garantire il credito erariale, si sia scelta la strada, certamente più immediata, di una sorta di “patteggiamento” con i soggetti responsabili o ritenuti tali (…). In ogni caso e a corollario di ciò va detto che fa male vedere i responsabili di fatti dannosi, accertati con sentenza, continuare tranquillamente a svolgere la loro attività nella pubblica amministrazione come se nulla fosse accaduto”.

Il Fatto Quotidiano, che riporta la notizia, riconosce ad Alternativa Libera la palma della forza parlamentare più attiva sul tema perché, come hanno affermato Massimo Artini e Marco Baldassarre, “Quando il governo presentò alle Camere il nuovo codice della giustizia contabile era chiaro che avrebbe complicato la vita della Corte dei Conti, lo segnalammo in tutti i modi ma nessuno ci volle prestare attenzione. Ora speriamo che il premier Gentiloni corra ai ripari, visto che l’effettivo recupero del danno erariale è uno dei metodi più efficaci per punire chi spreca i soldi pubblici e per risanare i conti del paese”.

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