2(+1) giugno 2018


Ieri non ci siamo sentiti di commemorare i 72 anni della nostra amata Repubblica, non per mancanza di rispetto a chi per la Repubblica ha versato il sangue e a chi in questi anni ha contribuito a rendere questo un paese leader a livello mondiale, ma perché era necessario valutare la presenza dei nuovi governanti a questa cerimonia.

Comprensibile la gioia di molti di loro, di essere ora, grazie all’insipienza degli avversari politici, ai vertici di questo paese: non conta più l’onestà intellettuale di un percorso che garantisse buona amministrazione e buona politica, si è fatto di tutto e in qualsiasi modo, per arrivare a quel ruolo di governo.

La carrellata di neo-presenzialisti (nei 5 anni di precedente legislatura sempre schifati da questa parata militare), che fino all’ultimo dovevano essere assenti come segnale di forte contrasto con il Presidente della Repubblica, fa comprendere cosa ci aspetta da questa compagine governativa: l’appiattimento su qualsiasi posizione possibile pur di rimanere in sella.

Governo del cambiamento: così come molte volte segnalato per altri governi che hanno fatto della semantica la loro forza e mai la vera azione di governo (Rottamazione in primis, per citare un esempio fresco di fallimento), siamo in attesa di fatti e di azioni che possano togliere il paese da questo immobilismo sociale, culturale e politico.

Non possiamo fare valutazioni su ciò che non è stato fatto, le faremo di qui in avanti: a nostro modo di vedere questo governo durerà, o meglio una maggioranza (imposta con la fiducia) verrà trovata per ogni tipo di provvedimento; la Lega imperverserà nella linea di condotta del governo: è chiaro già dal capolavoro politico fatto da Salvini e Giorgetti, che si sono accaparrati i ruoli chiave (e a parità di numero di ministeri, pur avendo solo la metà dei voti del m5s), che in ogni momento critico la Lega potrà sventolare lo spauracchio del ritorno ad elezioni che spaventa il m5s.

Sotto il ricatto della poltrona non si fanno buone azioni politiche: memorabile per la distruzione di Renzi come paladino dei rottamatori la questione Castiglione e la sua non autorizzazione a procedere garantita dal PD di Renzi. Quella mossa fu un ricatto del Ministro Alfano nei confronti del socio di maggioranza.

Facile prevedere una situazione analoga, peggiorata dall’insipienza politica degli spin-doctor di m5s e dei suoi vertici.

E’ necessario perciò, per chi come noi ha a cuore la buona amministrazione basata prima di tutto sull’onestà intellettuale, fare di tutto per costruire lo spazio per una nuova partecipazione, con l’aiuto di chi (amministratore locale o meno) senta lo stesso impulso verso un paese equo e rispettoso delle regole, verso un paese non in cerca di scorciatoie.

I prossimi mesi/anni saranno decisivi per il nostro paese: dovremo ricostruirlo dalle macerie di coloro che ora inneggiano ai cittadini.

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