Alternativa Libera salva la norma che tutela l’ambiente quando si costruiscono le grandi opere

Grande successo di Alternativa Libera nella tutela di territorio e ambiente.

Dopo il fallito blitz del governo Renzi di cancellare, con la legge di Stabilità del 2016, la Valutazione d’Impatto Ambientale (lo strumento con cui si giudica se una grande opera possa nuocere o meno all’ambiente e al paesaggio) per favorire la costruzione dell’Aeroporto di Firenze, del suo amico Marco Carrai, e delle altre grandi opere, il governo Gentiloni ci ha riprovato.

Questa volta, attraverso il decreto sulla VIA, che tra le molte modifiche alla procedura per la Valutazione d’Impatto Ambientale, prevede la possibilità che il ministro dell’Ambiente esenti, singoli progetti, da tale valutazione. In modo da evitare di incorrere in ostacoli indesiderati derivanti dalla tutela dell’ambiente o del paesaggio.

Ma questo decreto prevede anche, che la validità dei provvedimenti di VIA non sia più predeterminata per legge (cinque anni, allo scadere dei quali bisogna fare una nuova valutazione) ma sia stabilita di volta in volta per ogni singola opera.

E anche quest’ultima, non è una differenza di poco conto, visto che passati cinque anni dal rilascio dell’autorizzazione senza che sia stata completata l’opera, è possibile intervengano modifiche ambientali incompatibili con la realizzazione del progetto.

Grazie al supporto di Enzo Di Salvatore del Movimento No Triv, siamo riusciti a correggere queste due disposizioni in senso più garantista per l’ambiente e per il paesaggio, facendo sì che il parere messo a punto dalla relatrice del provvedimento in Commissione Ambiente della Camera, Maria Chiara Gadda, indicasse al Governo di lasciare inalterata su questi punti la vecchia legge.

Questa è stata la nostra attività per quanto riguarda le norme scritte dal governo che non condividiamo, ma siamo riusciti anche a far aggiungere qualcosa di molto importante, la previsione di una maggior partecipazione delle comunità locali nel processo di autorizzazione delle grandi opere.

Adesso non ci resta che sperare che il premier Gentiloni decida di seguire le indicazioni del Parlamento nella stesura finale del decreto.

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