Legge antifascismo: sgambetto di PD a MDP. Ma ai giovani nessuno pensa

Il Parlamento perde tempo con la legge antifascista che serve al PD per dire di essere di sinistra come MDP. Ma dei giovani senza lavoro non si occupa nessuno.

Con 261 sì, 122 no e quindici astenuti, è stata approvata ieri, 12 settembre, alla Camera la proposta di legge del deputato PD, Emanuele Fiano. L’introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale disciplinerebbe, qualora passasse anche al Senato, il reato di propaganda fascista e nazifascista.

Quella italiana è una Repubblica costitutivamente antifascista e la legge Scelba, codificata dal nostro ordinamento nel 1952, già puniva chiaramente il reato di apologia del fascismo. Sorge spontaneo chiedersi a cosa serva introdurre una nuova norma sullo stesso argomento e a quali necessità risponda. Stando al Partito Democratico, almeno sulla carta, l’intenzione sarebbe quella di distinguere la fattispecie della propaganda dal vero e proprio associazionismo, volto all’assemblaggio di qualsiasi movimento politico ideologicamente ispirato al ventennio. I partiti di destra, neanche a dirlo, gridano al liberticidio.

Noi di Alternativa Libera, invece, ci collochiamo tra quei quindici astenuti.

Non si può votare contro una legge di cui si condivide l’umore di fondo, quello convintamente antifascista; non si può neanche votare a favore, però, di una norma approssimativa e fumosa che avrà come ripercussione l’affannamento dei Tribunali impelagati ad applicarla.

Il buonsenso ci ha vietato di schierarci con chi, più che l’antifascismo in sé, ha a cuore di apporsene il sigillo, strumentalizzando un concetto sacrosanto per farne una bandierina santificatrice di qualsiasi luogo in cui venga posta.

Bastavano emendamenti alla legge di cui già si dispone e l’estensione della sua applicazione al web, ma la verità è che il PD non poteva permettersi di lasciare a MDP l’esclusiva sulla rivendicazione di un’ideologia di sinistra. Restano impunite, in questo modo, tutte le altre propagande di totalitarismi possibili oltre al paradosso per il quale, un dichiarato antisemitismo potrebbe rispondere di diversa gravità se lo si propaganda in nome del nazifascismo anziché della Jihad.

A nostro parere, antifascista sarebbe stato, piuttosto, non ostruire il Parlamento con tre lunghi mesi di discussioni che, a partire dal 21 aprile 2016, hanno tolto il posto a misure strutturali ben più urgenti e a cui il Paese ci richiama a gran voce. Mentre in aula si discuteva “del sesso degli angeli”, al contempo il rapporto OCSE ‘Uno sguardo sull’istruzione 2017’ gridava alla politica che in Italia un ragazzo su quattro tra i quindici e i diciannove anni non studia e non lavora. Per numero dei cosiddetti NEET siamo secondi solo alla Turchia.

Al di là di ogni demagogia, prevenire la propaganda fascista significa prevenire dapprima il malessere sociale che ne è all’origine. Questa è la nostra idea di antifascismo: esserlo nei contenuti, non negli slogan.

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