Il bengodi delle indennità non dovute dei consiglieri in Friuli Venezia Giulia

Il consigliere comunale di Alternativa Libera al Comune di Porcia (PN), Elisa Barbuto, lo scorso 4 febbraio ha presentato un esposto sull’illegittima percezione della maggiorazione dell’indennità di funzione da parte di alcuni eletti in Friuli Venezia Giulia, già titolari di pensione.

La legge prevede che i pubblici amministratori degli enti locali, oltre allo stipendio, percepiscano un’indennità di carica nel caso in cui tale impegno riduca il loro reddito rispetto a quanto guadagnato con il lavoro precedente.

L’applicazione della maggiorazione richiede, quindi, il concreto esercizio di un’attività lavorativa, quale requisito minimo per poter fruire del beneficio e la perdita economica connessa alla medesima. L’amministratore locale che è in pensione e che quindi non subisce alcuna perdita economica, non ha quindi alcun diritto per chiedere la maggiorazione.

Tuttavia, pur essendo titolari del solo trattamento di quiescenza, molti amministratori locali in Friuli Venezia Giulia hanno indebitamente beneficiato di questo “bonus”, che ha procurato un maggior esborso per la Regione, calcolabile, nella sola ultima legislatura, in circa tre milioni di euro.

Una di queste “anomalie” si è palesata proprio a Porcia, dove l’assessore comunale Anna Iacono, in carica da ormai dieci anni, titolare di pensione, si è vista riconoscere dopo aver presentato un’istanza al Segretario Comunale del Comune di Porcia, la maggiorazione del 35% calcolata sull’indennità di carica e tutte le somme relative ai periodi pregressi, oltre ad interessi e rivalutazione monetaria.

La Sezione di controllo della regione Friuli Venezia Giulia della Corte dei Conti, interpellata sulla questione, ha dichiarato illegittima l’erogazione della maggiorazione per quanti sono titolari solo di pensione.

Il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia ha deciso di sanare la stortura, ma allo stesso tempo ha salvato la Iacono (e quelli nella sua situazione): stabilendo che gli amministratori in pensione non hanno diritto alla maggiorazione, ma chi ha beneficiato della maggiorazione prima dell’entrata in vigore della legge non deve restituire quanto percepito.

“L’applicazione di questa legge regionale configura una violazione del principio di uguaglianza sancito all’articolo 3 della Costituzione – afferma Tancredi Turco, deputato di Alternativa Libera e primo firmatario di una interrogazione parlamentare sulla questione – perché ai pensionati comuni non è consentito trattenere i lievi incrementi della pensione erroneamente già erogati loro dall’INPS, mentre i pensionati titolari d’incarichi amministrativi locali ed ancora in carica possono trattenere la maggiorazione all’indennità di funzione già percepita”.

“C’è chi parla di diritto acquisito, ma qui siamo di fronte ad un odioso e immotivato privilegio che ha causato milioni di euro di perdite alle casse degli enti locali“, aggiunge Elisa Barbuto.

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