Caccia, Turco: “Il rapporto annuale dell’associazione vittime è un bollettino di guerra: ottanta in cinque mesi”

Sono 80 le vittime totali (dodici i morti e 68 i feriti) delle armi da caccia negli ultimi cinque mesi del 2016, di cui ventuno sono civili, mentre sono 68 gli incidenti avvenuti esclusivamente in ambito venatorio.

Nei 65 giorni totali in cui ha potuto sparare ogni singolo cacciatore, si è registrato in media almeno un incidente al giorno. Cinque mesi di far west che hanno portato in dote non solo vittime umane e animali, ma anche abusi, crimini e storie di ordinaria follia.

Questi sono solo alcuni dei dati contenuti nel “Dossier 2016/2017 – Vittime della caccia ma non solo”, che l’Associazione Vittime della caccia (AVC) presenterà mercoledì 8 febbraio alle 16:00 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati.

L’annuale focus sulle vittime dell’attività venatoria a conclusione della stagione 2016/2017 sarà articolato sull’analisi dei vari aspetti connessi alla caccia, non circoscritti alle sole cifre su morti e feriti per armi da fuoco, includendo tutte quelle ricadute e i gravi fenomeni sociali che questa invasiva attività produce ogni anno.

“La stagione venatoria appena conclusa presenta dati molto vicini a quelli di un bollettino di guerra che non può non allarmare Istituzioni. La caccia costituisce una seria minaccia all’incolumità pubblica e si dimostra anche fallimentare come pratica per il contenimento delle specie considerate dannose e invasive”. Lo afferma Tancredi Turco, deputato di Alternativa Libera, che sarà presente alla conferenza stampa di presentazione del Dossier.

“Per queste ragioni – prosegue Turco – credo sia opportuno sposare l’iniziativa dell’Associazione Vittime della caccia che promuove il ricorso a metodologie incruente dimostratesi efficaci in altri Paesi e previste tra l’altro dalla normativa nazionale. Sarebbe un modo efficace per ridurre il numero delle vittime che qualcuno in maniera ipocrita osa definire danno collaterale”.

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