Cannabis: ancora una volta, il Parlamento fa una cortesia alla mafia lasciandole nelle mani un business da circa otto miliardi di euro

La proposta di legge per la legalizzazione della cannabis, sottoscritta da 221 deputati, sarebbe dovuta arrivare ieri in aula alla Camera, ma, ancora una volta, dopo due anni di attesa ed un testo più volte rimaneggiato, arriva l’ulteriore rinvio al 31 ottobre.

Del testo originario resta appena qualche miglioramento in materia di cannabis terapeutica.

Secondo il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio, “in termini di quantità, la cannabis rappresenta la quota più ampia del mercato nazionale delle sostanze illecite. […] I quantitativi di sostanza sequestrati corrispondono, infatti, ad oltre il 90% del totale dei sequestri. Inoltre, le segnalazioni per detenzione di cannabis per uso personale rappresentano l’80% del totale, dato in aumento rispetto agli anni precedenti”.

Più volte, Magistrati e Forze dell’Ordine hanno dichiarato la necessità di colpire la criminalità organizzata nel suo punto più sensibile: gli introiti che, la legge, ridurrebbe drasticamente. Infatti, legalizzare le droghe leggere, controllando scrupolosamente tutta la filiera produttiva, significherebbe trasferire nelle mani dello Stato una grossa fetta di introiti che, nel nostro Paese, è stato stimato circa 14,2 miliardi di euro nel solo 2016 .

Il gettito che l’erario potrebbe incamerare da una filiera interamente legale della cannabis è stimabile in otto miliardi di euro l’anno. Risorse, queste, che potrebbero essere utilizzate per finanziare l’imprenditoria giovanile, per varare misure di sostegno per gli indigenti, per ridurre le tasse e, paradossalmente, promuovere campagne di informazione per prevenire il consumo delle droghe.

Nel 2016, secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno, sono state 23.734 le operazioni antidroga per un totale di sequestro di 71,6 tonnellate di sostanze stupefacenti sequestrate. La cannabis e i suoi derivati rappresentano il 90% del totale. Probabilmente, una visione ancora bigotta dell’argomento, stenta a comprendere che la legalizzazione delle droghe leggere potrebbe creare nuovi posti di lavoro (per la coltivazione e l’uso farmaceutico) e allontanare dalle mafie i giovani.

Il lavoro delle forze dell’ordine potrebbe incentrarsi su altri crimini e si potrebbe alleggerire la pressione sul sistema carcerario per i reati legati al consumo e al piccolo spaccio. Parimenti, verrebbe ridotta la mole di processi che ingolfano il sistema giudiziario e rallentano il lavoro dei tribunali. Quando furono legalizzati tabacco e alcol, diminuirono gli introiti delle mafie, aumentarono quelli dello Stato attraverso i monopoli e diminuì il consumo. L’Uruguay e il Colorado, che hanno regolamentato l’uso ricreativo della marijuana rispettivamente nel 2013 e 2014, sono un recente esempio del fatto che, anche per la cannabis, le cose andrebbero ugualmente.

​Alternativa Libera è convintamente antiproibizionista.

Nel 2015 abbiamo presentato una proposta di legge, a prima firma Turco, che prevede non solo la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati, ma anche una regolamentazione dell’intera filiera e un adeguato sistema di sanzioni per chi viola le disposizioni della legge. Purtroppo, il senso della proposta è stato stravolto, ma, al suo approdo in Aula, faremo di tutto perché si possa tornare alla formulazione originaria.

Siamo convinti sia una legge di buon senso ed una opportunità che il nostro Paese deve cogliere per il bene di tutti.​

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