Catalogna, la burocrazia dei fagiolini spegne il sogno dell’Europa dei popoli

La lentezza con cui l’Europa risponde alle istanze dei suoi cittadini, unita all’incapacità di valorizzare in un comune sentire europeo le culture di ventotto paesi, stanno rapidamente spingendo sul baratro l’Unione Europea.

Prima è stata la volta della Brexit, ora il referendum per l’indipendenza della Catalogna e in futuro la forza centrifuga dell’Europa continuerà a farsi sentire sempre più. Benché la validità del detto l’unione fa la forza sia innegabile e la riprova ci arrivi dall’andamento dell’economia inglese dopo il referendum che ha determinato l’uscita del Regno Unito dall’Europa, i cittadini dell’Unione continuano ad avere una pessima percezione del vivere insieme all’interno di una comunità statuale più o meno grande.

Le forze politiche lanciano aggressive campagne populiste cavalcando il malumore di una società schiacciata dai mutamenti economici che i partiti non riescono a indirizzare verso la creazione di valore a favore della collettività. Così le idee populiste vincono con facilità, ma anziché portare al trionfo i loro alfieri, la popolarità di questi ultimi viene distrutta dagli effetti delle politiche che hanno promesso ai loro concittadini.

La scomparsa di David Cameron e Nigel Farage dalla scena politica inglese spiegano meglio di qualsiasi altro esempio quale sia la sorte che tocca a chi predica insensate secessioni. Adesso l’intera Europa si trova a fare i conti con una secessione interna ad un paese, la Catalogna che vuole abbandonare la Spagna, e anche in questo caso è difficile pensare che una separazione sarebbe in grado di rafforzare i catalani e la loro economia.

In teoria Bruxelles non avrebbe dovuto avere voce in capitolo su una questione puramente nazionale, ma dopo la pessima gestione del referendum, da parte del premier spagnolo Rajoy, che ha cercato di impedire le consultazioni con il massiccio uso della forza contro gli elettori, la questione è diventata di rilevanza comunitaria.

Bruxelles dovrà riuscire a dare risposte concrete agli elettori catalani che hanno diritto a non essere manganellati dalla polizia quando vanno a votare e agli altri milioni di cittadini europei che sono rimasti allibiti davanti alla scene nei seggi spagnoli.

Il senso di comunità che manca agli europei deve essere rapidamente costruito da Bruxelles se si vuole evitare che il progetto europeo si areni definitivamente sulle secche della burocrazia comunitaria, ferratissima a legiferare sulla lunghezza dei fagiolini e sui prospetti informativi della banche ma incapace di dare agli europei una vita percettibilmente migliore.

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