Cittadini, non sudditi

“Entro stasera, o lei verrà a trovare me a Regina Coeli, o io verrò a trovare lei.”

Con questa frase, di De Gasperi a Falcone Lucifero (Ministro della Real Casa), ha inizio la nostra storia.
Ha inizio la storia della Repubblica Italiana. Il clima è ferocemente aggressivo, ma si apre uno spiraglio e un orizzonte: i cittadini italiani, tutti insieme, decidono di lasciarsi il passato alle spalle e pensare a costruire il paese da lasciare ai figli.

Il referendum, autodeterminerà gli italiani, rendendoli cittadini e non sudditi. Autodeterminazione ancora più importante perché è la prima votazione a carattere nazionale in cui le ragazze del ’46 parteciparono a scegliere la strada da percorrere: l’Italia è donna.
In questa voglia di riprendersi la vita, mette radici un altro sogno: tre anni dopo, nel 1949, sei paesi, l’Italia è fra questi, danno vita al primo Consiglio d’Europa. L’Unione europea, nel limbo fino a prima della guerra, prende corpo e concretezza. 70 anni fa, decidemmo cosa siamo ora.

Il 2 giugno, si festeggia. Non il risultato di un referendum.
Si festeggia “noi”. La nostra voglia di essere, la nostra capacità di rialzarsi e ricominciare a vivere, a credere nelle nostre capacità.

Oggi, tutto ciò si è un po’ affievolito. Noi “vecchi” tramandiamo con difficoltà quell’energia ai nostri giovani, forse per stanchezza o forse per proteggerli, dall’orrore che l’ha scatenata. E ancora oggi, come allora, abbiamo bisogno, una volta ancora, che le donne, le nuove ragazze del ’46, sappiano dare sostegno ai nostri ragazzi, affiancandoli e aiutandoli nel portare avanti il sogno che il 2 Giugno 1946 prese vita.

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