Cos’è il consumo di suolo? L’approfondimento di Samuele Segoni

Seedling on wall background

Dopo un travaglio di tre anni nelle commissioni, approda in aula la proposta di legge per il contenimento del consumo di suolo.

Samuele Segoni, membro dell’VIII Commissione (Ambiente, Territorio, Lavori Pubblici) ha seguito in prima persona l’iter del provvedimento per la componente parlamentare Alternativa Libera-Possibile.

Approfondiamo con lui il problema del consumo di suolo da un punto di vista tecnico, prima di esaminare la proposta di legge in discussione e le proposte di Alternativa Libera.

Quanto e quale suolo consumiamo in Italia

In Italia il consumo di suolo ha assunto un’entità a dir poco sconcertante: circa sette metri quadrati ogni secondo di suolo vergine vengono asfaltati, cementificati, escavati o comunque compromessi. Nel suo ultimo rapporto, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) fotografa bene questa tendenza, sia a livello di quantità sia in termini di qualità: attualmente, il suolo che ci “mangiamo” è suolo agricolo (terreno perfettamente fertile sottratto alle coltivazioni per la costruzione di strade, parcheggi, infrastrutture, edifici) oppure è suolo esposto al rischio idrogeologico. Abbiamo costruito talmente tanto negli anni passati che sostanzialmente tutte le aree adatte le abbiamo già utilizzate. Adesso ci sono rimaste le aree più disgraziate, che erano state evitate perché esposte a rischi idrogeologici, oppure le aree più pregiate da un punto di vista agricolo.

Perché limitare il consumo di suolo

Oltre agli ovvi motivi di carattere ambientale e paesaggistico, ve ne sono altri più contingenti e “materiali”, che investono direttamente o indirettamente tutti.

⋅ Rischio idrogeologico
Oltre a quanto detto in precedenza (se si costruisce adesso, spesso lo si fa in zone a rischio perché sono quelle che fino ad ora erano sfuggite alla cementificazione), consumare suolo significa impermeabilizzarlo. E ciò comporta che, quando piove, l’acqua piovana non viene trattenuta e “immagazzinata” dal terreno, né scorre lentamente sulla superficie naturale fino ai corsi d’acqua. Al contrario, tutta la pioggia finisce dal tetto o dall’asfalto alla grondaia, alle canaline di scolo, alle tubature, fino ad arrivare in pochi secondi al corso d’acqua. Quindi tutta la pioggia finisce subito nei fiumi. Ecco spiegato il mito delle bombe d’acqua: anche una pioggia modesta può causare piene spaventose perché senza suolo naturale tutta l’acqua va a finire subito nei fiumi, che non ne possono smaltire così tanta tutta insieme.

⋅ Disastri pagati dalla collettività
Se si paragona la classifica delle regioni che negli ultimi anni hanno consumato più suolo con la classifica delle regioni che hanno subito più eventi calamitosi in termini di frane e alluvioni, si vede che c’è una corrispondenza impressionante: ai primi posti spiccano Liguria, Calabria ed Emilia Romagna. Tre tra le regioni che recentemente sono state messe in ginocchio dal maltempo di più e più spesso. I dati empirici quindi confermano che certi territori pagano a caro prezzo, oggi, scelte urbanistiche scellerate compiute negli anni passati. Tutto questo, a livello nazionale, vale quattro miliardi di euro di danni per il solo biennio 2013 2014 (fonte: Protezione Civile).

⋅ Riscaldamento climatico
Può sembrare strano, ma attraverso la vegetazione ed il suolo stesso, la Terra respira, trasuda ed abbassa la propria temperatura. Spesso invece i comuni, per ridurre i costi di manutenzione, eliminano parchi e giardini installando coperture in pietra che immagazzinano calore e riflettono il sole. In definitiva, ridurre il consumo dei suoli in ambiente urbano serve anche ad abbassare di qualche grado le temperature estive e ad evitare che le città si trasformino in “isole di calore”.

⋅ Approvvigionamento alimentare
L’opinione pubblica si fida maggiormente se nel piatto trova dei prodotti “made in Italy”. La nostra dipendenza alimentare dall’estero però è destinata ad aumentare sempre di più se continuiamo a puntare su un modello economico in cui il terreno fertile viene “monetizzato” con le lottizzazioni invece con le coltivazioni.

⋅ Economico
Se ci focalizziamo sull’edilizia, esistono studi scientifici che dimostrano matematicamente che all’aumentare dell’urbanizzazione, la società trae benefici di natura economica, ma solo fino ad un certo punto. Oltre tale punto, la relazione si inverte e all’aumentare dell’urbanizzazione, la società si impoverisce e la qualità di vita diminuisce. L’esempio più intuitivo riguarda il crollo dei prezzi degli immobili man mano che si continua a costruirne altri che rimangono sfitti. In quasi ogni zona dell’Italia, il “punto di rottura” è stato superato ormai da molto tempo.

Un modello nuovo di sviluppo e di edilizia
Stante quando esposto sopra, appare evidente che il modello economico basato sul consumo di suolo e sulla costruzione di edifici, strutture ed infrastrutture per “creare” ricchezza, non è più sostenibile. Né ambientalmente, né economicamente. Ma non si deve cadere nell’eccesso opposto e sostenere che la soluzione è “smettere di costruire” e rottamare tutto il settore dell’edilizia. Bisogna tenere presente che l’edilizia è stata uno dei settori trainanti per il boom economico italiano, in grado di generare benessere sociale ed economico. Oggi giorno è un settore decisamente in crisi. Ma l’edilizia può dare ancora tanto all’Italia, se si riconvertisse ad un modello di sviluppo diverso, innovativo, ambientalmente sostenibile: efficientamento energetico, risparmio idrico, ammodernamento e riconversione del patrimonio edilizio, energie rinnovabili, rinaturalizzazione, delocalizzazioni (demolizione di edifici costruiti in aree a rischio e ricostruzione in area sicura), interventi di invarianza idraulica… le cose di cui l’Italia ha bisogno sono tante e ci sarebbe da mettere le mani dappertutto!

Il punto è: la proposta di legge in discussione dà risposte adeguate al fenomeno del consumo di suolo? E cosa abbiamo proposto su questo tema?

Clicca qui per conoscere la proposta di legge sul consumo di suolo e le proposte di Alternativa Libera

Samuele Segoni
Geologo, Deputato in Commissione VIII (Ambiente Territorio e Lavori Pubblici)
Alternativa Libera – Possibile

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