Cosa prevede la proposta di legge sul consumo di suolo? L’approfondimento di Samuele Segoni

Consumo suolo 2Samuele Segoni, membro dell’VIII Commissione (Ambiente, Territorio, Lavori Pubblici) ha seguito in prima persona l’iter del provvedimento per la componente parlamentare Alternativa Libera-Possibile.

Dopo aver approfondito con lui il problema del consumo di suolo da un punto di vista tecnico, esaminiamo la proposta di legge in discussione e le proposte di Alternativa Libera.

La proposta di legge in discussione
Nonostante quasi tutto l’arco parlamentare concordi che il consumo di suolo è un fenomeno molto serio che necessita di un contenimento drastico, funzionale anche al rilancio di modelli economici di sviluppo più sostenibili (agricoltura e edilizia di qualità in primis), il provvedimento esaminato in questi giorni alla Camera non va nella direzione auspicata. Al di là dei proclami del titolo e dei principi generali, è un provvedimento blando che mette nero su bianco obiettivi molto limitati, raggiunge lo scopo del contenimento di suolo in maniera soltanto parziale, è fumoso in alcuni passaggi essenziali ed è talmente farraginoso che la sua applicabilità pratica risulta seriamente a rischio.

Ad esempio la definizione di suolo, quindi il bene che andiamo a tutelare, ha visto ridurre sempre di più il perimetro di applicazione della legge: in una prima versione si andava a contenere il consumo di suolo in senso lato. Poi solo il suolo agricolo (inteso come il suolo potenzialmente utilizzabile ai fini agricoli), poi il suolo effettivamente classificato dagli strumenti urbanistici come agricolo. L’ambito di applicazione risulta ulteriormente ristretto da una lunga serie di eccezioni in cui il consumo di suolo “non conta”: ad esempio le infrastrutture (assurdo visto che come hanno confermato i dati ISPRA e l’ISTAT, le infrastrutture sono la causa principale di consumo di suolo in Italia), ma anche gli spazi interclusi (se ho un campo compreso tra due lotti edificati, posso edificare anche quello senza conteggiarlo come suolo consumato) e gli spazi destinati a servizi di pubblica utilità.

Senza considerare alcuni obiettivi decisamente molto blandi, come quello di arrivare ad un consumo di suolo pari a zero nel 2050, che nel linguaggio politico significa «mai», senza definire chiaramente che limiti intermedi ci si pone dal 2016 al 2050.

La scelta più conservativa è probabilmente quella di non misurare il consumo di suolo in termini lordi (cioè in termini assoluti), ma di considerare il consumo di suolo netto, ovvero al netto di compensazioni e mitigazioni. Ciò significa – ed è sancito fin dalle definizioni – che in realtà posso consumare fattivamente del suolo, però, ai fini della legge, il suolo non risulta consumato perché altrove sono andati a fare delle opere di compensazione e di mitigazione non meglio definite nella presente legge.

Occorre dare rilievo anche all’articolo 3, per la farraginosità della normativa proprio nell’articolo che dovrebbe definire dei criteri quantitativi di riduzione: non viene definito niente ma si prevede un incessante rimpallo tra ministeri diversi e conferenza unificata, lasciando come scappatoia la possibilità di far decidere tutto da un intervento d’imperio del Consiglio dei Ministri.
Appare chiaro come questa legge più che imprimere una svolta ed un cambiamento, fotografi l’esistente e permetta di continuare a consumare suolo come si è fatto fino ad adesso, semplicemente cambiando nome agli interventi.

Infatti all’articolo 5 si lancia il business della rigenerazione delle aree urbane e all’articolo 6 quello dei compendi agricoli neorurali. Ovvero, nuove forme semantiche per fare lo stesso business di prima. Certo, sono stai inseriti dei principi generali di ecocompatibilità, ma ancora una volta i paletti e le maglie della legge sono larghissimi.

Nominalmente, si dice di favorire in maniera prioritaria la rigenerazione, la rinaturalizzazione, il recupero e la riconversione del patrimonio edilizio, ma la grave pecca di questa legge è che non si danno strumenti per rendere tutto questo conveniente. Costerà sempre meno consumare nuovo suolo piuttosto che andare ad intervenire radicalmente sul patrimonio edilizio esistente. Non compaiono incentivi, defiscalizzazioni o misure di carattere economico: ogni leva di questo tipo è stata tolta durante l’esame in commissione per motivi di equilibrio delle finanze pubbliche.

Le proposte di Alternativa Libera

Gli emendamenti presentati da Alternativa Libera riguardano scendono profondamente nel merito e riguardano sia i principi generali della legge, sia gli aspetti più tecnici: vogliamo una legge che sia efficace e coerente nell’attuazione pratica dei propri principi teorici. La maggior parte degli emendamenti è scaturita dopo un confronto ed una discussione con una vasta rete di contatti altamente qualificati nel settore.

Si propongono misure per promuovere la diffusione di modelli di sviluppo ad elevata sostenibilità ambientale nel settore dell’edilizia e nella e pianificazione gestione del territorio. Si correggono molte enunciazioni andando a proporre una visione in cui il consumo di suolo ed il rischio idrogeologico vengono considerati insieme, nel contesto più ampio dell’assetto del territorio. Infatti, in questo provvedimento, il concetto di rischio idrogeologico ricorre raramente: la politica deve smettere di considerare provvedimenti a comparti stagni perché tutto è interconnesso e l’assetto del territorio è una materia molto generale che in questo provvedimento deve essere trattata a 360 gradi.

Si propone che si possa consumare nuovo suolo solo dopo che in fase progettuale sia dimostrato che non ci sono alternative al riuso dell’esistente o alla delocalizzazione di edifici in aree a rischio. Si propone di eliminare tutte le eccezioni elencate in precedenza che consentono di consumare suolo senza andare a conteggiarlo nominalmente (spazi interclusi, infrastrutture, opere strategiche, ecc…).

Chiediamo o di ragionare in termini di consumo di suolo lordo (cioè effettivo, senza scappatoie), e di porre obiettivi realistici di riduzione. Per noi lo scopo della legge deve essere quello di monitorare e risolvere un problema, non inserire scappatoie per ignorarlo. Definiamo in maniera netta e univoca il sistema delle compensazioni e delle mitigazioni, in modo che realmente compensino completamente l’intervento di consumo di suolo in termini idraulici e biologici.

Correggiamo la definizione di “impermeabilizzazione”, che da un put di vista tecnico-scientifico lascia molto a desiderare. bChiediamo dati del monitoraggio di consumo di suolo in formato aperto, pienamente utilizzabili.Chiediamo che le mappature ed i monitoraggi interessino anche un altro aspetto: il bilancio alimentare. Deve risultare chiaro cosa perdiamo e cosa guadagniamo in termini di sovranità alimentare ogni volta che facciamo un nuovo intervento.

Chiediamo di imporre che la costruzione di edifici possa avvenire soltanto se essi rientrano nelle classi energetiche massime. Chiediamo di favorire la creazione di isole di suolo vergine e vegetato nei centri urbani (la filosofia attuale invece è che se un terreno è intercluso tra aree edificate, è naturalmente e vocato ad essere edificato anch’esso). Chiediamo che il censimento degli edifici sfitti sia esteso anche a quelli che sorgono in aree a rischio e che “mappi” tutte le caratteristiche tecniche e urbanistiche dell’immobile.

Definiamo dei disincentivi per le amministrazioni inadempienti. Proponiamo l’introduzione del “fascicolo del fabbricato”, un documento tecnico contenente tutte le informazioni di tipo progettuale, strutturale, impiantistico e geologico di un edificio, che è richiesto a gran voce da anni da molte categorie (geologi, architetti, ingegneri, ecc..). Poniamo una maggiore attenzione sui borghi rurali (mentre la legge si concentra principalmente sui centri storici) ed incentiviamo il passaggio da terreno edificabile a terreno agricolo.

Poniamo limiti più stringenti al consumo del suolo: proponiamo di scendere fin da subito al 20% del ritmo attuale e soprattutto inseriamo vincoli per evitare che queste percentuali possano essere aggirate con artifici matematici o urbanistici.
Spingiamo anche per una più netta tendenza alla rinaturalizzazione e alla delocalizzazione degli edifici (demolizione e ricostruzione in aree più sicure e più opportune).

Ci auguriamo che, correggendo le storture esposte in premessa e intervenendo con correttivi di questo tipo, si possa ottenere un provvedimento capace di rilanciare il comparto dell’edilizia, in modo che si possa coniugare la compatibilità ambientale e la qualità degli interventi e della manodopera. Ritornando ad avere un’edilizia che sia il nerbo portante dell’economia italiana ma trasformandola in maniera più compatibile da un punto di vista ambientale ed economico.

Clicca qui per scoprire cos’è il consumo di suolo

Condividi

Nessun commento

Aggiungi un commento