CSM, Turco: si indica la pagliuzza Morosini per non guardare la trave Fanfani

CSM“La polemica montata sull’intervista, poi smentita nella forma, dal consigliere del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura), Piergiorgio Morosini, sa tanto di tentativo di distrarre l’opinione pubblica dall’iniziativa annunciata l’altro ieri da un altro membro del CSM, Giuseppe Fanfani, che ha definito ingiustificato ed eccessivo l’arresto del sindaco di Lodi e per questo ha chiesto l’apertura di una pratica al CSM per verificare “la legittimità dei comportamenti tenuti e dei provvedimenti adottati” dalla magistratura lodigiana. Salvo poi dire che “allo stato” quella richiesta non sarà avanzata, “a meno che non emergano altri fatti”.

Un’iniziativa ancor più surreale se si considera che lo studio legale di cui era titolare Giuseppe Fanfani, prima della sua nomina al CSM, dove attualmente lavora il figlio, sarebbe stato per molti anni lo studio di riferimento di Banca Etruria e del suo vicepresidente, Pier Luigi Boschi, padre del ministro per le Riforme Costituzionali, Maria Elena.

E sempre il CSM dove siede il consigliere Fanfani, ha messo sotto inchiesta da mesi il Procuratore di Arezzo, Roberto Rossi a cui spettano le indagini sulla banca aretina. Insomma sembra che la polemica sul caso Morosini  sia una buona occasione per distrarre l’attenzione da quello che avviene al Consiglio Superiore della Magistratura e che può mettere in difficoltà il Partito Democratico.

Per questo è ipocrita scandalizzarsi perché Morosini dice cose che pensano in molti e che tutti sanno, soprattutto se le critiche vengono da chi conosce bene quel mondo. L’autocritica fatta sulla magistratura è un passaggio importante per la maturazione della coscienza di un potere dello Stato che è affetto dagli stessi mali che colpiscono gli altri poteri. Ammettere che ci sono dei problemi è un gesto di onestà intellettuale che può servire a far evolvere la magistratura in maniera positiva per l’intera collettività. Così come può, indubbiamente, essere utile ragionare sugli effetti combinati che le riforme costituzionali e l’Italicum produrranno sulla composizione della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura. Senza contare le riflessioni sull’estrema politicizzazione dell’organo di autogoverno dei giudici.

I temi posti da Morosini non possono non essere condivisi dalla maggioranza di quei giudici che svolgono con serietà e dedizione il proprio lavoro al servizio del Paese e dei cittadini.  Far polemica sui concetti evidenziati dal consigliere del CSM equivale a voler impedire a tutta la comunità dei giudici, e non solo a quei pochi che siedono nel Consiglio Superiore della Magistratura o che hanno frequentazioni costanti con la politica, di tracciare insieme un percorso che consenta di sperare i problemi che affliggono la magistratura italiana e che, peraltro, non sono molto diversi da quelli che affliggono il resto dell’Italia.

Per questo sarebbe più utile che i temi posti da Morosini fossero affrontati in maniera costruttiva dalla magistratura e dalla politica, anziché essere strumentalizzati per evitare di fare i conti con delle innegabili verità. Se poi questa gazzarra è fatta per distrarre l’opinione pubblica dai problemi giudiziari del Partito Democratico, vuol dire che l’azione innovatrice del governo Renzi si è esaurita”.

Lo dichiara Tancredi Turco, deputato di Alternativa Libera e membro della Commissione Giustizia.

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