Fino all’ultimo secondo

In questi giorni è venuta alla ribalta la notizia della sentenza della Corte di Cassazione sulla detenzione del “capo dei capi” di “Cosa nostra”: Totò Riina.

La sentenza in questione si riferisce a una decisione del 2016 del tribunale di sorveglianza di Bologna che aveva respinto la richiesta del legale di Riina per la sospensione o trasformazione della pena in arresti domiciliari per gravi motivi di salute del suo assistito.

Il boss mafioso è da oltre un anno ricoverato presso l’ospedale di Parma piantonato secondo le rigide disposizioni del regime carcerario “41 bis” non per la gravità dei suoi crimini ma per la pericolosità del detenuto.  Il “41 bis” prevede l’isolamento del detenuto per evitare interazioni con le altre persone e viene assegnato solo per un limitato arco temporale. Non essendo pertanto una disposizione definitiva, il regime deve essere rinnovato se continua a persistere la pericolosità.

La Cassazione, ritenendo semplicemente “carenti” e “contraddittorie” le motivazioni del Tribunale di sorveglianza, ha annullato la sentenza.

Alternativa libera non chiede vendetta ma giustizia. Un pluricondannato a diversi ergastoli per omicidi e stragi tra cui quella di Capaci dove vennero uccisi Giovanni Falcone, sua moglie e la scorta, deve restare in carcere a vita fino all’ultimo secondo. Concedere gli arresti domiciliari sarebbe uno schiaffo a chi, per mano sua, direttamente o indirettamente, ha perso la vita.

Ma non solo: centinaia di agenti che hanno rischiato la loro esistenza per catturarlo dopo anni di latitanza, subirebbero un affronto umiliante indegno di uno Stato.

Alternativa Libera vuole un futuro costruito da un popolo libero non solo nello spirito ma anche sulla certezza della pena in cui l’applicazione della legge di diritto e di dovere, sia il fondamento della nostra Repubblica.

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