GENOVA: TRISTEZZA ED ISTERIA

Il disastro del viadotto Polcevera, ci ha lasciati letteralmente senza parole, senza comprendere come in un paese avanzato come il nostro possa essere potuto succedere questo. La tragedia di Genova, purtroppo, è uno dei tanti disastri annunciati, uno dei tanti ponti, ormai negli ultimi anni, che è crollato senza un evento esterno che ne ha causato il cedimento. Ultimo in ordine di tempo, ma spaventosamente rilevante per l’importanza che questo ponte aveva, come snodo fondamentale del traffico tra Genova e l’Italia, tra l’Italia e la Francia.
Il disastro è figlio di quelle scelte dove l’economia ha prevalso sulla vita, in cui non ci si è preoccupati a dovere della sicurezza per mantenere attivo l’unico nodo di collegamento di centinaia di migliaia di autovetture e camion. Il disastro di Genova è la conseguenza di una politica che non sa rinnovare le abitudini della nostra società decongestionando il traffico su gomma a favore di quello su ferro.
Basti considerare che la linea ferroviaria di Genova è collegata con il porto (il maggior produttore di traffico pesante su Genova) con un solo singolo binario!
Questa è anche la dimostrazione che dire sempre NO alle grandi opere può portare consenso nel breve termine, ma alla lunga il conto da pagare risulta salato.
Per essere più precisi: non avere una strategia, una visione della gestione della mobilità di merci e persone, porta ad avere paura di qualsiasi tipo di azione.
In Italia, i casi di costruzioni effettuati senza considerarne la manutenzione si contano a decine!
Che si tratti di un ponte o di una tramvia, questo paese da troppi anni si preoccupa di costruire e mai di manutenere ciò che ha già.
In questi giorni di lutto, mentre si scava tra le macerie , si sta facendo anche l’elenco di tutti i ponti altrettanto pericolosi sul nostro territorio, che potrebbero cedere da un momento all’atro per carente manutenzione.
Oggi dobbiamo pretendere non solo maggiori investimenti per impedire che altri ponti cadano, ma valutare la chiusura immediata (o la riduzione del traffico pesante) per tutti quelli che sono stati segnalati (anche dai cittadini stessi) come imminenti nuovi disastri.
Lo chiediamo al governo!
Allo stesso governo che, a nostro modo di vedere, sta agendo nell’isteria più totale, senza la doverosa necessità della valutazione fredda. L’aver spostato il mirino sull’affare “Concessioni” è a nostro modo di vedere imbarazzante: in primo luogo c’è un detrimento della democrazia in affermazioni come quella usata dal presidente del consiglio Conte “noi non possiamo aspettare i tempi della giustizia”, perché la nostra convivenza sociale e democratica si basa sull’esistenza di regole e sul loro rispetto.
Fare una legge ad-hoc, come pare in questo momento, per evitare allo Stato il pagamento di penali nella rescissione del contratto è un qualcosa che si è vista solo nelle repubbliche sudamericane o nei regimi totalitari! Questa non è politica, questa è una NON-DEMOCRAZIA.
Le notizie che stanno affiorando sulle verifiche e analisi tecniche del crollo, stanno portando alla luce tutta una serie di conseguenze che difficilmente, purtroppo, potranno assegnare delle colpe (giuridicamente e non moralmente) ad alcuni nella tragedia.
E nella vita reale, a fronte di una possibile penale di circa 25 miliardi, se anche Autostrade si accordasse per i due terzi di esso, l’azionista di riferimento avrebbe a disposizione un capitale liquido che nell’immediato gli potrebbe permettere di investire in ogni attività dello Stato italiano, sia in ambito pubblico che privato (es. la gestione dei servizi pubblici: acqua/gas). La famiglia Benetton, attuale proprietaria della società che controlla Autostrade e altre attività collegate (come Pavimental), ha visto quello di Autostrade come un mero investimento finanziario (non mi pare abbiamo mai avuto una storia come gestori/costruttori di autostrade). Forse coi miliardi di penali che potrebbero avere guadagneranno meno di quanto gli è stato concesso di fare con Autostrade, ma sicuramente un altrettanto, remunerativo investimento lo potranno portare a termine.
In questo vediamo un atteggiamento isterico, da discussioni da bar, negli esponenti governativi che in questi giorni sproloquiano.
Un atteggiamento mirato a far crescere una cosa sola: non la sicurezza delle strade, non la velocità con cui si potrà ricostruire il ponte sul fiume Polcevera, ma i propri consensi personali.
Un atteggiamento che funziona solo quando non ci si confronta con la realtà delle cose, della complessità della democrazia e delle sue regole. Procedere come un elefante in una cristalleria per raggiungere velocemente un obbiettivo, può fare più danni che benefici.
Tra i danni possiamo citare una sempre più fondata insicurezza nell’animo dei cittadini, portati a non fidarsi più della comunità che è la nostra Repubblica, dove non si è sicuri di un trattamento sanitario, né di un viaggio in autostrada.
In tutto questo i precedenti governanti hanno fatto una figura da pusillanimi, da e senza cuore.
Lo sbraitare su chi ha sostenuto chi, e il non essere consapevoli della percezione della loro attività di governo (ovvero il garantire a pochi vantaggi enormi, a scapito di molti che alla peggio muoiono su un ponte che crolla), li fa essere sempre meno una opposizione credibile.

Il fatto che da più parti, in Parlamento, si chieda una commissione d’inchiesta è un bene: farlo (non solo per il ponte Morandi) ma per una analisi della situazione della nostra rete autostradale e stradale è una garanzia per i cittadini.
Auspichiamo che il governo e la maggioranza giallo-verde non agisca come i precedenti governi, cauterizzando questa volontà di indagine da parte dei parlamentari.
Il tempo perso per scovare e risolvere una pericolosità si può recuperare, le vite spezzate da una strage NO!

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