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Incendio 24 maggio 2017: Alternativa Libera Foggia raccoglie fondi per le analisi del rogo tossico

Lo scorso mese di aprile le forze dell’ordine hanno individuato e poi sequestrato una discarica abusiva alle porte della città di Foggia, in via Castelluccio.

Nella struttura, infatti, venivano stoccati rifiuti che, ufficialmente, erano considerati “ecoballe”. Al fine di comprenderne la tipologia e, soprattutto, la provenienza, le autorità hanno programmato dei rilievi che avrebbero dovuto svolgersi il successivo 29 maggio.

Peccato, però, che a cinque giorni dalla data prestabilita, all’interno della discarica si sia sviluppato un incendio di enormi proporzioni – i Vigili del Fuoco hanno impiegato 72 ore per domare le fiamme – che ha mandato in fumo l’intero sito posto sotto sequestro.

Per questo, possiamo soltanto ipotizzare che quelle che volgarmente venivano definite ecoballe di “eco” avevano ben poco: queste, infatti, sono state stipate illegalmente all’interno di un’azienda agricola che, in precedenza, era una serra.

Si sospetta che i rifiuti siano giunti dalla Campania. Non è da escludere, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca, che la provincia di Foggia si sia trasformata in una vera e propria discarica della Camorra: una terra dei fuochi ancora da scoprire.

Tuttavia, quel che più fa riflettere sono gli eventi che hanno caratterizzato la “gestione” dell’incendio: l’ordinanza da parte del sindaco di Foggia, Franco Landella, ad indirizzo dei residenti è stata emanata dopo oltre 24 ore dall’inizio dell’evento e le notizie diffuse circa le cause che hanno portato al rogo sono state poche e frammentarie.

Dalle relazioni stilate dagli enti che, a vario titolo, sono intervenuti, si evincono ritardi nelle procedure necessarie a effettuare analisi e rilievi per comprendere quali fossero i rischi per i residenti nelle zone limitrofe.

Sono tanti i dubbi sulle poche informazioni rilasciate, ad esempio:

  • Come hanno fatto a documentare che la notte tra il 24 e il 25 maggio la città di Foggia non è stata interessata dai fumi sprigionati dall’incendio?
  • Con quali e quante centraline, durante l’incendio, sono state calcolate la velocità e la direzione dei venti?
  • Se le analisi delle PM10 sono state realizzate da ARPA Puglia monitorando un raggio di 1,5 km e riscontrando un valore medio di 1350 µg/m3, con picchi di 1500 µg/m3 (il valore massimo consentito per legge è di 50 µg/m3) perché l’ASL ha consigliato che la fascia di sicurezza fosse di soli 400 metri di raggio, distanza adottata dal Sindaco nell’ordinanza?
  • L’ARPA afferma che i valori delle diossine sono superiori ai parametri di riferimento, ma di quanto e con che ricadute sulla popolazione?

Visti i silenzi e i dubbi che si sono generati, le discutibili modalità con le quali alcuni enti sono intervenuti e altri che non sono stati interpellati, i cittadini sfiduciati hanno costituito un comitato e hanno dato il via ad una raccolta fondi per poter incaricare un ente terzo affinché effettui delle analisi ambientali tali da comprendere la natura del materiale bruciato, individuare i contaminanti generati dall’incendio, definire l’area realmente interessata dal rogo e verificare se vi siano rischi per la salute della popolazione, considerato che la zona interessata è un area agricola.

Chiunque voglia dare il suo contributo può farlo con una donazione attraverso il sito di Alternativa Libera Foggia

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