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Le deputate di Alternativa Libera su Repubblica Donna: “Senza Grillo per la testa”

EImmaginecco, di seguito, l’articolo completo dal titolo Senza Grillo per la Testa che Repubblica Donna ha dedicato alle deputate di Alternativa Libera (Eleonora Bechis, Mara Mucci Gessica Rostellato) nella giornata di sabato 25 aprile.

Una custode di condominio, una consulente del lavoro, una laureata in informatica. Tutte con una gran voglia di raccontare il perché hanno cominciato a fare politica, le ragioni per le quali Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle le hanno conquistate, e le ragioni per le quali se ne sono andate. E tutte decise a continuare con la politica.

Eleonora Bechis, Gessica Rostellato e Mara Mucci sono le tre deputate che in gennaio, con altri sette colleghi, hanno lasciato M5S e fondato un nuovo gruppo, Alternativa Libera, che ‘non disdegna il dialogo col governo e il lavoro dell’aula. E un peccato che – quando il boom di Grillo nel 2013 le ha portate a Montecitorio, lasciando giornalisti e osservatori affannati nel descrivere un nuovo gruppo parlamentare che si esprimeva assai poco – Eleonora, Gessica e Mara non si sentissero libere come adesso di parlare di sé e della loro passione politica.

Ci avrebbero fatto capire qualcosa di più sui grillini, sulla stanchezza ideale di un’intera generazione di donne, sulla speranza che impegnandosi a livello locale, la politica e il paese potessero cambiare.

Racconta Eleonora Bechis, 41 anni, due figli di 9 e 14 che ha portato a Roma con sé insieme al compagno: «Ho iniziato a fare politica nel 2011, con le comunali di Torino. Erano anni che non votavo più, prima avevo scelto i Radicali. Diventare parlamentare era l’ultimo dei miei pensieri, il mio impegno dopo il lavoro di portinaia e i bambini era dare una mano agli eletti in una circoscrizione. Poi sono arrivate le politiche e non tutti volevano candidarsi, bisognava non aver superato i 40 anni perla Camera, e così… mi sono ritrovata parlamentare. La mia vita è stata sconvolta, la prima decisione è stata cambiare scuola e città ai bambini perché non volevo stare lontana da loro. Poi ho ricominciato a fare in Parlamento quello che facevo a Torino: pensare a chi non ha nulla. Ma nel gruppo decidevamo poco o niente, le competenze di chi le aveva venivano snobbate, non c’era rispetto per le persone».

IMG_0716Mara Mucci, che nel gruppo di Alternativa Libera appare uno dei 1eader, con il capogruppo Walter Rizzetto, arriva da Imola, ha 33 anni e un bambino di 3: «Cerco di staccare nei weekend ma non sempre ci riesco». Poi racconta la sua storia di illusioni, tradimenti, riscatto: «Il Movimento 5 Stelle ha mosso tantissime persone. Ci piacevano i concetti di democrazia partecipata e di libertà dal conflitto di interesse, di indipendenza parlamentare. E così mi sono impegnata. Ho cominciato con le elezioni comunali di Bologna nel 2009, sono laureata in Informatica e progetto software, ho utilizzato le mie competenze. Poi mi sono trasferita e ho avuto un figlio, è stata una bella occasione per fare un’analisi del tempo. Per questo ancora adesso mi batto per la conciliazione tra lavoro e famiglia. E alla fine sono arrivata seconda alle parlamentarie del 2013. Prima domanda: sarò adatta a un ruolo tanto importante? Risposta: la politica è uno studio continuo dove ognuno deve fare le cose per le quali si è più portati. Fino a quando non ce ne siamo andati dal M5S mi occupavo di innovazione per le imprese e di trasparenza, ho ottenuto 2 milioni di euro per le start-up che si occupano di digitalizzazione nel turismo e nella cultura».

Poi la crisi: «I sondaggi sul web erano mal scritti, inducevano le persone a un certo tipo di voto, in questo modo si tradisce la democrazia promessa agli elettori. Sui macrotemi politici, le decisioni le prendeva la Casaleggio & Associati, noi lo sapevamo a cose fatte. Dovevamo essere parlamentari che mantenevano un contatto col territorio e accadeva il contrario. Non abbiamo mai potuto sviluppare un lavoro di mediazione, fare moral-suasion sul governo: ci veniva imposto di votare contro e basta. Cosi i cittadini si deresponsabilizzano. E anche al nostro interno eravamo i primi a non rispettare le regole».

Mucci, Bechis e Rostellato protestano, cercando di non arrendersi, ma alla fine se ne vanno: «Per l’elezione presidenziale non abbiamo fatto neppure un’assemblea e alla fine ci hanno detto di aspettare che Renzi facesse i nomi. Abbiamo lasciato il gruppo». È stata una liberazione, la fine di un sistema che «imponeva di parlare alla pancia degli elettori, mai alla loro intelligenza».

«Io», dice Mucci, «avrò visto Grillo di persona non più di quattro volte. Ma su quello che diceva ci mettevo anche 1° mia, di faccia. Ora mi sento libera, mi occupo di femminicidio e conciliazione perché un Parlamento così rosa ci obbliga a restituire qualcosa alle italiane. Una madre su due non torna a lavorare dopo il parto, mi piacerebbe poter dire alla fine che ho fatto qualcosa per impedirlo, lavorando con i parlamentari di qualsiasi forza politica che siano d’accordo sull’obiettivo». E Mara, che prima votava a sinistra o Italia dei Valori, non può non ricordare che nelle polemiche interne ai grillini «l’offesa sul piano sessuale a chi voleva andarsene è una violenza toccata solo alle donne».

«Nel 2009, io e mio marito eravamo scontenti dell’Italia, indecisi tra andare a vivere in Germania o cercare di cambiare qualcosa impegnandoci direttamente», racconta Gessica Rostellato. «Siamo di Padova, ci piaceva il PD di Veltroni e ci siamo avvicinati a loro. Ma i militanti non avevano alcuna possibilità di incidere nelle scelte, neppure quelle del gruppo comunale più vicino. Così siamo passati a Grillo, mio marito si è messo a lavorare per diffondere la presenza sulla rete, siamo rimasti poco al di sotto della soglia del 4 per cento alle regionali, ma intanto i gruppi hanno cominciato a formarsi. Poi sono arrivati i figli, che ora hanno 3 e 5 anni. Mancavano donne alle parlamentarie e ho messo il mio nome… e mi sono ritrovata qui. Qualche volta penso “purtroppo” e qualche altra “che fortuna”».

IMG_0719Gessica, consulente del lavoro, decisa a smontare una burocrazia che secondo lei sfavorisce le imprese, in Commissione Lavoro per due anni ha provato a sostenere le sue proposte tecniche: «Sto dalla parte delle aziende, è il mio mondo, pur mantenendo centrali i diritti dei lavoratori. Ma nel gruppo M5S non si poteva dire di sì a nulla». Ora che ne è uscita, ha potuto dire di sì alle parti del Jobs Act che la convincevano, anche se è rimasta delusa dalla mancanza di soluzioni sulla conciliazione: «Gli asili nido non bastano, ci vuole più personale specializzato per aiutare le famiglie, anche con gli anziani, e le risorse ci sarebbero. Io ho potuto prendere l’aspettativa dal lavoro, anche se ora dei miei bambini sto perdendo tante cose».

Gessica se n’è andata anche perché «non mi andava bene che i miei colleghi mi additassero quando discutevo con un parlamentare di un’altra forza politica. Non mi andava di stare in un gruppo dove c’erano le brave persone, noi, impegnate a contrastare le cattive persone, gli altri». E ora? «Ora aspettiamo gli altri, se arriveranno».

Negli obiettivi di Alternativa Libera ci sono le amministrative del 31 maggio, con una lista a Portogruaro, e l’idea di riunire anche chi al Senato è rimasto nel gruppo misto o in altre componenti di transfughi. «Ma la cosa più bella,» dice Rostellato, «è poter parlare in Commissione o alla Camera dicendo quel che si pensa. Parlare senza urlare, votare sì o no liberamente. Prima, a volte mi vergognavo».

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