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Lo spazio cibernetico: sviluppo e protezione in salsa italiana.

Con l’ultima audizione, il 14 giugno 2017, del Prefetto Alessandro Pansa, Direttore del DIS (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), si è conclusa l’indagine, promossa anche da Alternativa Libera, in commissione difesa sulla protezione dello spazio cibernetico. Questa occasione ci permette di fare una riflessione sullo stato dell’arte e sulle possibili proposte, realistiche e concrete, che possiamo mettere in campo per promuovere e proteggere questo nuovo dominio (oltre ai domini terrestre, marittimo, aereo e spaziale).

Negli ultimi anni la rivoluzione cibernetica, la computerizzazione della nostra vita è sotto gli occhi di tutti: se ci fermiamo a ragionare che tipo di telefono avevamo solo 4 anni fa, potremo renderci conto di quanto sarà invasiva la presenza della tecnologia nel nostro quotidiano nei successivi 4 anni da oggi. Sono ormai notizie quotidiane quelle che trattano di attacchi, sempre più sofisticati, sempre più massivi alle nostre vite digitali, e sempre di più siamo inconsapevoli di come e quali dei nostri dati vengono utilizzati per creare algoritmi predittivi, fornire servizi per l’utente finale gratuiti, ma che in realtà sfruttano inconsapevolmente (per lo più) le azioni degli utenti su smartphone di nuova generazione, aggregando le informazioni e depositandole su server fuori dal nostro controllo.

È anche vero che la semplificazione di alcuni processi (basti pensare alle semplici ricerche di una ricetta, o la mappa in città) sarà sempre più imprescindibile, e dovrà essere affrontato il divario generazionale che nei prossimi anni impatterà sull’approccio alla cibernetica e del quale saranno richieste risposte forti ai rappresentanti e i governanti del futuro.

Il futuro, per i governanti dovrebbe essere pianificabile, possibilmente gestibile, ma come spesso accade il nostro Paese, pur esprimendo eccellenze accademiche ed industriali, è rimasto fortemente indietro rispetto all’approccio al problema generale dello spazio cibernetico, relegandolo a tema da affrontare dopo (dopo problemi contingenti ma che non impostano un futuro diverso).

Già dal 2015 Alternativa Libera ha affrontato il problema, cercando di pianificare i prossimi anni a venire, con un approccio alla Cyber che sia il più possibile ampio e che non si concentri solo su aspetti di difesa o di intelligence.

Da questo approccio nasce la proposta di legge che tenta di creare un nuovo sistema di governo dello spazio cibernetico in Italia, un nuovo sistema che dia chiaro impulso politico alla materia (per il tramite di un apposito sottosegretario alla presidenza del consiglio, e concentrando le risorse tecniche facendole diventare massa critica anche rispetto ad attori internazionali) che impatti su tutti i dicasteri e che coordini il lavoro che dovrà prevedere la gestione del nostro nuovo ambito cibernetico per almeno i prossimi 10 anni.

Tutto corre veloce sulla rete, l’evoluzione è costante e non direttamente controllabile. Sempre meno abbiamo la sovranità delle informazioni che condividiamo e sempre meno siamo capaci di poter dare un confine fisico a questo mondo.

Ciò non ci deve però portare ad una frustrazione che sarebbe solo una sconfitta: la volontà di mettere in campo una seria politica sulla Cyber è quella che Alternativa Libera propone e che è stata poi già recepita in alcuni atti del governo (vedi il DPCM Gentiloni di poche settimane fa).

Dobbiamo lavorare attivamente per promuovere un approccio diverso sui media, a scuola, nella formazione di una nuova classe di eccellenza nell’ingegneria informatica, sempre più necessaria alla sovranità tecnologica del nostro paese.

Dobbiamo tornare a progettare, almeno per la parte di sicurezza nazionale, strumenti di rete, hardware e software che siano sotto il nostro totale controllo. Dobbiamo rivedere e aggiornare gli accordi con gli alleati, per evitare problemi che negli anni (Datagate per primo) ci hanno visto affrontare grosse frizioni politiche tra Stati.

Nei prossimi mesi, che ci separano dalla fine della legislatura, affronteremo il tema, per far si che non diventi solo indagine, ma legge dello Stato, dando il ruolo che compete al Parlamento su un tema così ampio e così sensibile.

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