I maggio. Festa dei lavoratori?

La nostra Costituzione lo dice chiaro: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“.
Ma di quale lavoro oggi possiamo parlare? Con che coraggio possiamo parlare di festa?
La festa è per chi un lavoro ce l’ha o per chi lo deve trovare?
Di quali lavoratori parliamo? Quelli con uno stipendio che non consente di arrivare a fine mese? Di quelli che hanno avuto un contratto “a intermittenza” o di quelli regolamentati dal jobs act?
Mentre i sindacati festeggiano con il classico concertone rituale, forse dovremmo, almeno ogni tanto, ritornare al perché si celebra questa ricorrenza:
Il I maggio 1886 fu indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti per ridurre la giornata lavorativa a 8 ore. I turni infatti, potevano essere anche di 16 ore al giorno, con pochi diritti e ancor meno sicurezze. Morire sul luogo di lavoro era “normale”.
Le manifestazioni si espansero coinvolgendo centinaia di migliaia di lavoratori. La protesta durò 3 giorni e culminò, il 4 maggio, col massacro di Haymarket e l’ingiusta condanna di 8 organizzatori sindacali (i Martiri di Chicago) che avevano partecipato alle proteste.
Ricordare questi eventi  significa dare spazio al senso di ciò che è successo per non dimenticare tutte quelle persone che hanno lottato per ottenere condizioni di lavoro e di vita umane per tutti e per difendere il proprio diritto al lavoro.
Se al centro del Lavoro oggi non riportiamo la persona, le nostre radici attecchiranno sempre più attorno agli interessi economici delle banche o ai centri commerciali, sempre aperti, anche il I maggio.
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