Venticinque anni senza Paolo Borsellino

Dopo 25 anni, siamo ancora qui, tra passerelle e celebrazioni, a ricordare quanto accadde in un ozioso pomeriggio di luglio.

La strage di via D’Amelio, l’eccidio del giudice Borsellino e della sua Scorta, rimangono nella memoria di chi l’ha vissuta come una seconda grave ferita al cuore e alle speranze dei Siciliani.

Di tutti quei Siciliani che avevano pensato che davvero potesse avvenire un cambiamento, la svolta.

Oggi, arriva la notizia di ulteriori sequestri al boss Riina, che qualcuno vorrebbe morisse a casa sua circondato dall’affetto dei suoi cari, cui potrebbe dettare le sue ultime volontà. Le notizie ci dicono di come la moglie sia diventata la sua degna sostituta e ci chiediamo: in tanti anni e dopo tanti morti, come mai non si è ancora arrivati al nocciolo della questione?

Come mai, ancora oggi, sappiamo di traffici illeciti e, trascorsi 25 anni, esistono ancora azioni criminali commesse da questi personaggi?

Il Presidente Grasso ha dichiarato che dobbiamo ricordare Falcone e Borsellino alle giovani generazioni, a quei ragazzi che, nati subito dopo o all’epoca delle stragi, non sanno precisamente quanto valessero questi Uomini e Donne che hanno sacrificato il loro bene più grande per lo Stato.

Perché loro credevano nello Stato.

E lo Stato cos’ha fatto per loro?

È il caso che i giovani conoscano la storia dell’Asinara.

Falcone e Borsellino, furono costretti a soggiornare all’Asinara quando, minacciati dalla mafia, preparavano il processo contro i boss.

Alla fine di quel periodo, lo Stato, chiese loro il pagamento delle spese di soggiorno.

Ecco, sarebbe il caso che questo Stato fosse meno ipocrita e più presente e intervenga fattivamente per tutelare i Giudici e per evitare che gli eredi dei boss diventino degni rappresentanti dei loro parenti.

Condividi

Aggiungi un commento