Pensioni, Rizzetto scrive a Mattarella: “Il riconoscimento di un diritto non può dipendere dalla ricerca di coperture”

BERLIN, GERMANY - MARCH 02:  Italian President Sergio Mattarella arrives at Schloss Bellevue palace to meet with German President Joachim Gauck on March 2, 2015 in Berlin, Germany. Mattarella is visiting Germany as his first foreign destination since taking office.  (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

Roma, 29 settembre 2015
All’Ill.mo Presidente della Repubblica Italiana
Sergio Mattarella

Illustrissimo Presidente,
con la presente, sono ad esprimerLe il mio disappunto inerente alle posizioni che l’attuale Esecutivo sta per apprestarsi a definire in materia di pensioni e salvaguardia dei cosiddetti “esodati”.

La riforma del sistema previdenziale sembrava imminente nell’ottica di inserire ragionevoli criteri di “flessibilità in uscita” ed agevolare il ricambio generazionale nel mondo del lavoro, passaggio che il sottoscritto ama definire “flessibilità in entrata”, una cosa, quindi, che non esclude l’altra, anzi; altrettanto, ci si attendeva l’adozione di concreti provvedimenti per procedere alla salvaguardia degli “esodati” e di tutti coloro che, con l’intervento delle precedenti riforme, sono stati pregiudicati dall’improvvisa modifica dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico.

Nulla di tutto ciò è ancora stato fatto e si è determinata una imbarazzante situazione di stallo che non fa altro che aggravare il disagio sociale già causato dall’ingiusta “legge Fornero”, che ha notoriamente violato il diritto alla messa a riposo in tempi equi.

Egregio Presidente, l’agenda politica, che spesso solo annuncia sani provvedimenti su questi temi, deve ritenere, a mio modesto avviso, prioritaria oltre che opportuna un’applicazione di leggi di buon senso nei confronti di queste categorie, persone, madri e padri di famiglia, cittadini che ormai hanno perso qualsiasi speranza.

Serve intervenire per prorogare il regime sperimentale cosiddetto “Opzione donna” previsto dalla “legge Maroni”, n. 243 del 2004, art. 1 comma 9, e superare, tra l’altro, nell’ambito di tale progetto, la discriminazione che si consuma nei confronti delle donne in regime di contribuzione mista, intervenendo per permettere di accedere al trattamento pensionistico a tutte coloro che posseggono i requisiti, a prescindere dalla gestione in cui sono stati versati i contributi. Allo stesso modo, vanno salvaguardati i cosiddetti “contributori volontari” per i quali si applica il regime previsto dalla predetta legge, all’art. 1 comma 8 come modificato dalla legge n. 247 del 2007, persone particolarmente pregiudicate per l’oneroso ammontare di contributi versati.

È auspicabile una soluzione simile al regime di “Opzione donna” per i lavoratori di sesso maschile, che ne hanno già fatto richiesta affinché non si determinino delle discriminazioni, in violazione del decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 145 sulla parità di trattamento tra uomini e donne, in materia di lavoro.

È necessario rivolgere lo sguardo verso i cosiddetti lavoratori “precoci” che, dopo 41 anni di attività, hanno sicuramente dato sin troppo sudore delle fronti.

Ed ancora, vanno salvaguardati i diritti previsti dalla Riforma Amato del 1992, dei cosiddetti lavoratori “quindicenni”, che, entro la data del 31 dicembre 1992, hanno versato almeno quindici anni di contributi previdenziali e che dopo tale periodo non hanno più avuto contributi con l’uscita dal mercato del lavoro.
Inoltre, restano da tutelare coloro che sono ancora in carica pur avendo portato a compimento il proprio percorso contributivo, come i cosiddetti “quota 96”.

Sono, dunque, ancora molte e di fondamentale rilevanza le questioni che devono essere urgentemente risolte in materia previdenziale. Camera e Senato si sono espressi a favore di una soluzione condivisa, lontana da bandiere ed ideologie ed è il Parlamento che deve fare le leggi, Presidente, non altri. Eppure, si lascia passare il tempo senza agire concretamente, continuando a danneggiare queste categorie pregiudicate non solo da un punto di vista economico ma anche psicologico, considerando lo stato di angoscia e frustrazione in cui si trovano nel vedersi negare il diritto alla pensione. Sul punto, i Ministeri continuano ad affermare che il nodo fondamentale è quello delle “coperture” per procedere alla riforma e alle salvaguardie, ma quello che appare è che le risorse stanziate per queste manovre siano state già o verranno utilizzate per altri interventi.

Presidente, il riconoscimento di un diritto non può dipendere dalla ricerca di “coperture”.

Io penso che la buona Politica sia quella che impiega le giuste risorse, nei giusti tempi, ove ci sia più necessità.

A riguardo, Le faccio presente che per riparare alle evidenti problematiche cagionate dalla “Legge Fornero”, il Governo non ha usufruito, pur avendone la possibilità, di risorse finanziarie del Fondo Sociale Europeo che avrebbero potuto, in parte, alleviare gli oneri finanziari utilizzati in ben sei salvaguardie già applicate. L’Italia per accedere a tali risorse ne avrebbe dovuto fare richiesta entro il 21 luglio 2014 ma a ciò, inspiegabilmente, le istituzioni competenti non hanno dato seguito.

Mi rivolgo, quindi, a Lei, Presidente, esortando un Suo autorevole intervento affinché si agisca, senza ulteriori ritardi e con provvedimenti idonei, per risolvere tali prioritarie questioni.

Nel restare in attesa di un cortese riscontro, Le invio i miei più cordiali saluti e l’augurio di buon Lavoro.
Ad multos annos!

On. Walter Rizzetto
Vicepresidente Commissione lavoro pubblico e privato

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