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Stop alle truffe sugli aiuti alle imprese terremotate

Amatrice, 24 agosto 2016 (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Sono 481 le aziende che, nei dodici mesi successivi al terremoto che distrusse L’Aquila nel 2009, spostarono in quella provincia la sede della propria società. Il rischio che si correva allora – e che si presenta oggi dopo le scosse che hanno dilaniato i paesi del Centro Italia – riguardava la possibilità di lucrare sui contributi stanziati dallo Stato (e non solo).

Il dato di questo “fenomeno di dumping all’inverso, per cui imprese da territori limitrofi si muovano solo in relazione a cercare di sfruttare le condizioni favorevoli quindi al cratere del sisma” è stato fornito il 2 novembre dal ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, in risposta ad una interrogazione di Alternativa Libera.

Alternativa Libera ha proposto un emendamento al decreto fiscale al fine di scongiurare gli spostamenti delle sedi societarie nei comuni del cratere per i due anni successivi al verificarsi di eventi sismici. L’emendamento è stato dichiarato inammissibile, ma verrà ripresentato nel decreto che stanzia i fondi per le aree colpite dal terremoto di Amatrice.

Il governo sostiene che i dati su questo fenomeno “forniscono indicazioni talvolta contrastanti e comunque relativamente poco significative”. Ai 481 spostamenti di sede avvenuti nei dodici mesi successivi al terremoto del 2009 in Abruzzo, vanno aggiunti i 51 che sono avvenuti nell’anno successivo al sisma che colpì l’Emilia Romagna nel 2012.

Calenda ha spiegato che “nel caso del sisma di Amatrice, per ovvie ragioni non sono ancora disponibili i dati riferiti ai dodici mesi successivi; gli unici dati al momento confrontabili sono quelli relativi al terzo trimestre 2016 con quelli dello stesso periodo 2015, che tuttavia non mostrano variazioni significative”.

Secondo quanto sostiene l’ex procuratore capo di L’Aquila, Fausto Cardella, ora procuratore generale a Perugia, “ci sono spesso trasferimenti fittizi di società nell’area del cratere” con il chiaro intento di sfruttare le agevolazioni fiscali previste dalla normativa in questi casi. Alcune di queste società non ne avrebbero diritto perché non erano presenti in zona prima del sisma, ma attraverso false dichiarazioni riescono a dimostrare il contrario.

Il ministro Calenda ha spiegato che “è impegno del governo fare attenzione per cui non si verifichi il fenomeno del dumping all’inverso”, ma al momento non ha chiarito come attuare questo intento.

La pratica dei trasferimenti non riguarda solo le società, anche le persone spostano la propria residenza nelle aree terremotate per usufruire di agevolazioni fiscali e vantaggi vari. Infatti, la Procura di Rieti sta verificando quindici casi di cambi di residenza avvenuti nei giorni successivi al terremoto del 24 agosto e solo in un caso per ora è stata accertata la parentela con chi già abitava in uno dei comuni colpiti dal sisma.

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