L’unica mossa per tagliare i vitalizi, che i partiti non vogliono fare

A partire dallo scorso 15 settembre, hanno maturato la pensione tutti i parlamentari alla prima legislatura ovvero 608 su 945, 417 alla Camera e 191 al Senato.

Data la riforma dei Regolamenti interni delle Camere, nel 2012, non si parla più di ottenere un vitalizio, ma appunto di pensione, percepibile solo a partire dal sessantacinquesimo anno d’età (sessantesimo se si è al secondo mandato) e corrisposta in base al sistema contributivo.

Fino al 2012, invece, chi sedeva in Parlamento aveva diritto al vitalizio, una rendita a vita calcolata sulla base del sistema retributivo, per incassare la quale, fino al 1997, non era necessario aspettare di essere in età pensionabile. Ancora oggi, i parlamentari che hanno cessato il mandato prima del 2012, continuano a percepire gli assegni vitalizi pre-riforma. Il costo di questo privilegio ammonta a 215 milioni l’anno per le casse dello Stato.

L’unica soluzione percorribile senza intoppi, per cancellare questo ingiusto privilegio sarebbe una modifica dei regolamenti parlamentari sui vitalizi da parte di entrambi gli uffici di presidenza dei due rami del Parlamento (di cui fanno parte il presidente, quattro vicepresidenti, tre questori e otto segretari alla Camera, mentre al Senato questi ultimi sono undici), un’operazione che sarebbe possibile in meno di mezza giornata di lavoro e con una sola votazione.

Peccato che per cancellare i vitalizi, in Parlamento si stia seguendo una strada diversa: quella della legge ordinaria.

L’Assemblea di Montecitorio ha già approvato una proposta di legge per abolirli, a firma di Matteo Richetti (PD). Ora il testo aspetta di essere discusso in Senato. I 5 Stelle ne rivendicano la paternità. Anzi, la maternità, visto che una prima proposta in tal senso porta la firma di Roberta Lombardi.

Per una questione di principio, noi di Alternativa Libera non potevamo che votare a favore del provvedimento. Peccato che la lucidità ci impedisca di crederla una proposta seria e non l’ennesimo rubabandiera del sigillo dell’onestà, a cui ci hanno ormai abituato PD e Movimento 5 Stelle. Entrambe le forze politiche fingono di non sapere che la legge incontrerà la stroncatura della Corte costituzionale, per diversi motivi.

Eccoci di nuovo, dunque, davanti a una legge farsa, costruita al solo scopo di sedare l’opinione pubblica sempre meno tollerante di fronte agli sprechi economici dei politici a danno dei contribuenti. Il clamore fatto per rivendicarne l’appartenenza è fumo negli occhi degli elettori.

Se davvero il Movimento 5 Stelle avesse voluto intervenire retroattivamente sui vitalizi, avrebbe dovuto sollecitare un intervento risolutivo da parte dell’Ufficio della Presidenza, l’unico che abbia la facoltà di deliberare in proposito attraverso una modifica del Regolamento. I pentastellati hanno ben presente il principio dell’autodichìa delle Camere (principio in base al quale Camera e Senato si dotano di proprie leggi e hanno propri tribunali autonomi), avendovi fatto ricorso nel marzo del 2017, quando presentarono un testo che riguardava il regime pensionistico dei parlamentari, che non toccava i vitalizi però, meramente rivolto al futuro.

La proposta venne bocciata, in concomitanza con l’approvazione della proposta Sereni (PD), una forma di contributo di solidarietà per tre anni, calcolato in percentuale sulla base della cifra percepita. Sarà del 10% per i vitalizi da 70.000 a 80.000 euro, del 20% da 80.000 a 90.000 euro, del 30% da 90.000 a 100.000 euro e del 40% per quelli superiori ai 10.000 euro annui.

Anche in questo caso, si sono dimenticati di dirci che la percentuale da restituire si applica soltanto alla parte che eccede la soglia e non all’intero importo dell’assegno. Se un parlamentare percepisce 71.000 euro, il 10% da versare sarà calcolato solo sui 1.000 euro in più.

Ancora una volta, “molto rumore per nulla”. Si fa finta di legiferare assecondando le richieste del popolo, ma non si cercano strade percorribili per rendere effettive le proposte. Manca la volontà politica di operare in concreto, anziché in astratto, solo per evitare che sia l’altra forza in campo a rivendicare battaglie così largamente condivise dalla popolazione.

Purtroppo le cose stanno così e noi di Alternativa Libera non abbiamo nessun rappresentante nell’ufficio di presidenza della Camera che possa portare avanti questa battaglia, ma magari ora che abbiamo spiegato come si può fare, qualcuno deciderà di seguire l’unica via percorribile per tagliare i vitalizi.

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