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Ci sono tre banche da salvare, ma il Governo dorme. Arenata anche la Commissione parlamentare d’Inchiesta

Sono passati quasi sei mesi da quando il governo Gentiloni ha ottenuto, dal Parlamento, l’autorizzazione a un aumento del debito pubblico da venti miliardi per il salvataggio delle banche in difficoltà, prime fra tutte Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Monte dei Paschi di Siena. Ma una soluzione complessiva ancora non si vede all’orizzonte.

Tra meno di una settimana, l’Istituto Veneto sarà chiamato al rimborso di una tranche di obbligazioni in scadenza e, visto che il salvataggio non è stato ancora compiuto, il governo sta studiando un modo per evitare il disastro che deriverebbe dal mancato rimborso dei bond.

Intanto, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha detto che procedono le trattative tra il governo italiano e la Commissione Europea per trovare una soluzione in grado di rilanciare i due istituti veneti.

Mentre, per quanto riguarda il Monte dei Paschi di Siena, la situazione è ancora più nebulosa: non si hanno notizie né di possibili soggetti interessati a rilevare la banca aretina, né dello stato dei contatti tra il Governo e l’Europa per arrivare a una ricapitalizzazione.

Nel frattempo in Parlamento, dopo le rivelazione delle presunte pressioni che sarebbero state fatte da Maria Elena Boschi sull’ex amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, per sollecitare un suo intervento nel salvataggio di Banca Etruria, cui il padre della Boschi era vicepresidente, si è nuovamente arenato il percorso che avrebbe dovuto portare alla nascita della Commissione d’Inchiesta sulle banche.

Adesso, finite le fibrillazioni sulla legge elettorale, ci aspettiamo che il governo Gentiloni si concentri sul salvataggio delle banche e il Parlamento faccia finalmente partire la sua inchiesta sugli istituti di credito.

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