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Salute, Turco: L’adozione del linguaggio LIS isolerà ancor di più i cittadini sordomuti

La settimana scorsa, presso l’Aula del Senato, si è discusso circa l’approvazione del Disegno di Legge 302 in tema di LIS (Lingua Italiana dei Segni) per sordomuti.

Il DdL prevede che l’utilizzo della lingua dei segni italiana (LIS) sia consentito e agevolato nei rapporti e con gli Enti locali, nonché nei procedimenti giudiziari civili e penali.

Inoltre che ne venga garantito l’insegnamento nelle scuole primarie e secondarie di primo grado oltre all’utilizzo dell’interprete della LIS nelle scuole superiori e nell’università. La legge stabilisce, poi, che vengano incentivate le trasmissioni televisive nelle quali è utilizzata la LIS.

Tuttavia, la citata Lingua Italiana dei Segni è stata oggetto di alcune critiche da parte del presidente dell’Associazione Sordi “Antonio Provolo” di Verona, Giorgio Dalla Bernardina, il quale ha dichiarato di essere perfettamente d’accordo con quanto espresso dalle associazioni “Io Parlo” e “Audientes”, che evidenziano quanto la LIS, come viene intesa nelle Aule parlamentari, non sia usata né capita dalla stragrande maggioranza dei sordi italiani, i quali usano il linguaggio mimico gestuale ampiamente tutelato dalla Legge 104 del 1992.

“L’adozione della LIS – aggiunge Tancredi Turco, parlamentare di Alternativa Libera che ha seguito l’iter del DdL – finirà per non dare tutela alle persone con disabilità uditiva, ma assicurerà, invece, lo stesso fattore diversificante.

La sordità, infatti, non è tutta uguale: molti dei sordi sono diventati tali in età adulta dopo l’acquisizione della lingua e l’85-90% dei bambini sordi nasce da genitori udenti. Tutte queste persone non usano la LIS. Non si sta, quindi, discutendo né di sanità né di aiuto sociale, in quanto la LIS non è un linguaggio diffuso tra i sordomuti”.

“Dall’incontro avvenuto di recente a Verona con la comunità dei sordomuti – continua Alvise Turco, presidente di Alternativa Libera Verona – è emerso che chi è affetto da sordità, necessita di soluzioni a problemi anche banali, che tuttavia, se risolti, migliorerebbero di molto la qualità della vita.

Uno di questi riguarda l’implementazione dei programmi televisivi sottotitolati, sopratutto i telegiornali, operazione che, consentendo ai non udenti di comprendere i dialoghi e le conversazioni trasmesse, garantirebbe agli stessi una maggiore informazione nonché intrattenimento senza discriminazioni.

Non quindi l’incentivazione all’utilizzo della LIS in televisione, bensì un generale incremento della sottotitolazione anche da parte delle reti locali”.

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