Warning: "continue" targeting switch is equivalent to "break". Did you mean to use "continue 2"? in C:\inetpub\wwwsites\www.alternativalibera.org\web\wp-content\plugins\siteorigin-panels\inc\styles-admin.php on line 390 Il governo Renzi vara un “decreto mangimi” per favorire le multinazionali

Renzi abbassa le sanzioni per chi fabbrica mangimi per animali da allevamento con sostanze illegali

mangimiUn silenzioso favore alle multinazionali dei mangimi a poche settimane dal referendum. Con lo schema di decreto legislativo contenuto nell’atto del Governo 353, appena presentato alla Camera, l’esecutivo abbatte molte delle sanzioni esistenti per chi vende, produce o distribuisce mangimi e prodotti per l’alimentazione degli animali, che non corrispondono alle indicazioni riportate in etichetta e persino a chi ne produce e distribuisce di dannosi per la salute degli animali d’allevamento.

Ai sensi dell’articolo 31 del regolamento CE n.767/2009, che disciplina questo argomento, gli Stati membri dell’Unione Europea dovrebbero stabilire le sanzioni applicabili in caso di violazione delle disposizioni del regolamento e adottare tutte le misure necessarie per garantirne l’applicazione. Tali sanzioni dovrebbero essere effettive, proporzionate e dissuasive. Peccato che lo schema di decreto legislativo con il quale il governo intende recepire il regolamento CE in questione ne stravolga i principi.

Ancora una volta il recepimento di normative UE in salsa renziana si traduce in un pasticcio normativo che finisce con l’agevolare, invece di sanzionare a dovere, quanti non rispettano le regole. L’atto del Governo 353, infatti, riduce (e di molto anche) tante delle sanzioni previste per chi trasgredisce le regole in materia di preparazione e commercio dei mangimi (legge 281 del 1963, tutt’ora in vigore).

Forte è la discrepanza tra la sanzione attualmente prevista e quella nelle intenzioni del governo a carico di chi venda o produca per conto di terzi, per la distribuzione e per il consumo, sostanze vietate o prodotti con etichette che traggono in inganno su composizione, specie e natura della merce. L’articolo 22 della legge 281/1963, al comma 3 stabilisce che “Salvo che il fatto costituisca reato” viene punito con la sanzione amministrativa pecuniaria che va da 20.000 a 66.000 euro.

Nel nuovo decreto questa tipologia di violazione prevede sanzioni che vanno dai 1.000 ai 6.000 euro nel caso del responsabile dell’etichettatura che utilizza allegazioni non conformi circa la presenza o l’assenza di una data sostanza nei mangimi, una specifica caratteristica nutrizionale o processo o una funzione specifica correlata con uno di questi aspetti (articolo 10, comma 1); dai 3.000 ai 12.000 euro nel caso in cui l’operatore mette in etichetta informazioni che inducono l’utilizzatore in errore (articolo 8, comma 1) e sanzioni da 2.000 a 12.000 euro a carico del responsabile dell’etichettatura che allega informazioni circa il particolare effetto curativo o nutriente non corrispondente al vero delle materie prime utilizzate per la produzione dei mangimi (articolo 10, comma 2).

Sempre “salvo che il fatto costituisca reato”, la normativa vigente stabilisce che quanti vendono o preparano per conto di altri, mangimi prodotti con l’utilizzo di sostanze vietate vengano puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 8.000 a 30.000 euro (art. 22, comma 2 legge 281/63). Per questo tipo di violazione delle regole, contenute nell’articolo 6, paragrafo 1 del regolamento CE, lo schema di decreto preparato dal governo prevede, all’articolo 5, una sanzione pecuniaria da 5.000 a 30.000 euro, con un abbassamento della contravvenzione minima di 3.000 rispetto al regime attualmente in vigore.

Escludendo il caso in cui il fatto costituisca un reato, il mancato rispetto della conformità del prodotto rispetto a quanto indicato in etichetta e alle norme del regolamento CE, viene al momento sanzionato (art. 22 legge 281/63) con una multa che va da 1.500 a 15.000 euro mentre lo schema di decreto legislativo dell’atto del Governo prevede una sanzione amministrativa che va da 500 a 3.000 euro (articolo 8 comma 3) e da 1.000 a 6.000 euro (articolo 8 comma 4).

“Questo decreto è chiaramente un piacere del governo alle multinazionali dei mangimi che vendono cibo dannoso per gli animali da allevamento e per le persone che se ne nutriranno. Magari Renzi pensa di far ripartire l’economia così, ma questo approccio è inaccettabile e quando il decreto arriverà in Commissione faremo di tutto per cambiarlo”. Hanno affermato i deputati di Alternativa Libera, Massimo Artini, Marco Baldassarre, Eleonora Bechis, Samuele Segoni e Tancredi Turco.

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