Unioni Civili, Bechis: “È stupido continuare a dividerci in cittadini di serie A e di serie B”

EleonoraIl giorno dopo l’approvazione del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, riportiamo il testo dell’intervento di Eleonora Bechis

Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono voluti 30 anni per arrivare al punto in cui siamo oggi.

Il dibattito parlamentare sul riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali iniziato in queste Aule nel lontano 1986 dall’Interparlamentare Donne Comuniste, ha portato finalmente a svelare la vera natura di questo paese e di dare  finalmente ai nostri concittadini omosessuali un bene loro sottratto da tanto, troppo tempo: la dignità di essere legalmente considerati cittadini di serie B.

Trent’anni per arrivare ad una legge arretrata, cedevole e dal destino segnato. È mia convinzione infatti che il giorno dopo la sua firma inizieranno i processi nei tribunali e le manifestazioni in tutt’Italia per riaffermare il diritto di essere cittadini con la C maiuscola.

Il testo su cui quest’Aula è chiamata ad esprimersi è un pasticcio incredibile, figlio di una serie infinita di compromessi al ribasso. Il testo infatti è stato stravolto non solo sotto l’aspetto “sociale” e “politico” ma anche sotto quello “formale”.

Ad una valutazione d’insieme è evidente che siamo di fronte ad “un’occasione mancata” ed una assoluta perdita di tempo col passaggio alla Camera. Le audizioni e i pareri di esperti, magistrati, docenti universitari e associazioni sono stati completamente ignorati. Sono stati bocciati tutti gli emendamenti presentati che avrebbero potuto migliorare il testo, e per chiudere in bellezza viene apposta anche la Fiducia: una fiducia al quadrato, prima al Senato ed ora alla Camera.

È vero! Quella delle Unioni Civili è una lacuna normativa insostenibile per un paese civile. Per anni abbiamo assistito al susseguirsi di proposte più o meno buone, tutte sprofondate nell’oblio. Si è sempre trattato di iniziative monche, nate sulla scorta di mediazioni interessate che poco avevano in comune con il tema dei diritti.

Certo, questo è un provvedimento nuovo e di più ampio respiro, rispetto ai suoi fratelli minori.

Ma non basta: ci sono ancora molti fattori discriminanti, soprattutto nella loro accezione di diritto limitato ad una sola parte dei cittadini, e questo è assurdo.

La proposta istituisce un nuovo istituto che tutela parzialmente diritti che prima di oggi non erano contemplati nelle nostre leggi: un primo modesto passo che riconosce realtà di convivenza e di coppia anche per persone dello stesso sesso.

Questa legge creerà una situazione che comunque è lontana anni luce dal riconoscimento pieno di uguaglianza e diritto per le coppie LGBT.

La distinzione tra coppie omosessuali ed eterosessuali nell’accesso alle nuove unioni civili risulta contradditorio rispetto al contenuto dell’art. 3 della Costituzione, che fa dell’uguaglianza uno dei principi fondamentali della nostra casa comune. Questa Legge invece istituisce una formazione sociale che si basa proprio sulla distinzione di sesso tra i contraenti (riguardando solamente le coppie dello stesso sesso).

 Non si possono creare nuovi diritti civili che non siano validi per tutti, solo perché non si ha il coraggio di estendere quelli esistenti senza limitazioni.

È chiaro a tutti che questa è una scelta voluta dalla maggioranza cattolica del PD e deriva da un accordo al ribasso in pieno stile Renziano. Ancora una volta, cari colleghi, siamo chiamati a esprimerci su un Testo monco che serve solo a dare nuovi elementi alla propaganda.

Infatti questa è una legge che “non garantisce tutto” per non deludere nessuno. L’esempio perfetto è il comma 20 che estende i diritti delle coppie omosessuali, ma non al punto di renderle uguali alle coppie etero.

E chi sarà a farne le spese? Lo sappiamo tutti, anche chi fa finta di non capire: Ancora una volta saranno i bambini a pagare il prezzo più alto.

In questo pasticcio legislativo, composto da un solo articolo, la parola “figli” compare solo nel comma 42.

Non è giusto che per scoraggiare una modalità di procreazione che non viene accettata dalla parte più reazionaria del paese si colpiscano i bambini che ne sono il frutto.

È cinico oltre che odioso negare i loro diritti, per “educare” altri aspiranti padri gay.

Si è sprecato troppo tempo a parlare della eticità o meno della gestazione per altri, tralasciando però un quesito importante: impedire la possibilità di adottare il figlio del partner servirà davvero a scoraggiare la gestazione per altri? Io sono convinta di no.

Ognuno è libero di giudicare a suo modo il desiderio delle coppie omosessuali di diventare padri o madri. Nessuno però si può permettere di presentare questa volontà come un capriccio. Nessuno può pensare che per una persona omosessuale fare figli sia come acquistare un’automobile e per gli etero sia invece qualcosa di superiore. Non esistono genitori gay e genitori etero, ma solo buoni genitori e cattivi genitori.

Diventare genitori è una scelta totale che comporta responsabilità, impegno di tempo, affetti, denaro e libertà personale.

Pertanto vietare l’adozione del figlio del partner non inciderà assolutamente sulla gestazione per altri perché ciò che non si può né vietare né regolare è il desiderio che la muove. Quel desiderio di diventare genitori che non si arresta con un divieto legislativo.

Oggi ci troviamo combattuti perché da un lato è indispensabile che il nostro paese si doti di una norma che riconosca finalmente di fronte alla legge le coppie omosessuali; dall’altro non vogliamo votare una legge che discrimina le famiglie arcobaleno e mette nel cassetto il diritto dei bambini di essere felici e sentirsi come gli altri.

Siamo coscienti che l’operazione mediatica messa in atto su questo provvedimento, ha creato nella gente l’immagine che chiunque ritardi l’approvazione di questa legge sia omofobo e sia contro i diritti, creando una distorsione della realtà ma…

Concludo con un piccolo aneddoto capitato tempo fa.

È il primo dicembre
Rosa, una ragazza che torna a casa dal lavoro, sale sull’autobus e si siede al primo posto libero che trova.
Qualche fermata più avanti, sale un signore che rivendica il diritto di sedersi al suo posto.
Le dice che i posti per i cittadini di serie B come lei sono al fondo e che lui vuole sedersi.
Lei lo guarda e pensa che non vi siano differenze di rilievo tra lei e lui, a parte il fatto che lei è seduta e lui in piedi, quindi garbatamente risponde che lei sarebbe rimasta al suo posto .
Quel giorno, nella lontana America del 1955 dove ai neri era stato dato il diritto di servirsi dei mezzi pubblici, ma solo sedendosi nei posti a loro dedicati senza mescolarsi con i bianchi, fu chiaro a tutti che era stupido dividere i cittadini in bianchi e neri.

Pertanto la componente di cui faccio parte, Alternativa Libera-Possibile si asterrà perché è stupido continuare a dividerci in cittadini di seria A e di serie B.

 

Condividi

Aggiungi un commento